Qualche giorno fa il quotidiano La Nuova Sardegna ha pubblicato una pagina interamente dedicata a un argomento che, a noi autori del blog El Giramundo, sta particolarmente a cuore: le radio sarde e la salvaguardia di un patrimonio sociale e professionale che sta scomparendo.
Eh si cari lettori, noi più volte avevamo gridato allo scandalo per l’invasione dei network, per l’arrivo quantomeno inopportuno di Radio Padania (favorito, ricordiamolo, da una legge ad hoc firmata dal deputato leghista Davide Caparini durante la legislatura Berlusconiana), le chiusure shock come quelle di Radio Manila e Mondoradio…
Leggere finalmente tutte queste cose su un giornale, ci ha dato l’imput per riportarvi qualche dato e testimonianza degli addetti ai lavori.
Il numero più sconcertante è il seguente:
“Dieci anni fa le radio operative in Sardegna erano 82, oggi si sono ridotte a 34. I network, invece, sono 25”.
Significa che tra poco le varie aberranti antenne nazionali che propongono solo musica italiana, solo musica dance, solo musica anni ottanta… saranno più numerose di quelle “made in Sardegna”.
In una sola parola: incombe il pericolo estinzione!!!
E, infatti, la cosa non fa dormire sonni tranquilli a chi è sopravvissuto e ancora, non si sa bene grazie a quale forza, riesce ancora ad andare avanti.
Ecco qualche citazione estrapolata tra le dichiarazioni degli operatori del settore:
“Se non verranno attuate misure per preservare le identità locali, finirà che tra pochi anni resteranno soltanto i network a contendersi frequenze e ascolti”.
“I gruppi imprenditoriali e editoriali hanno risorse da investire, noi siamo allo sfinimento perché il mercato è agonizzante…”.
“Noi addetti ai lavori, a fatica, adempiamo alle onerose leggi che ci vengono di volta in volta imposte, ma dall’altra parte (gli enti e le istituzioni), talvolta non corrisponde una reciproca rispettosità…”.
Particolarmente interessanti le considerazioni di Lorenzo Boe, “per 15 anni socio, direttore artistico e conduttore di Mondoradio”:
“Abbiamo inizialmente ceduto un blocco di frequenze per diventare locali: fare una radio regionale era costosissimo. La manutenzione, i canoni di concessione, gli affitti per le postazioni dove sono sistemati i trasmettitori. E più potente è il segnale, più salgono gli importi delle bollette Enel”.
Poi, come vi raccontammo in QUESTO post, intitolato “Goodbye sweet Mondoradio”, è arrivata la chiusura definitiva.
Per la prima volta nella storia della radiofonia Sarda non era una piccola radio a chiudere i battenti, bensì, una signora emittente che originariamente copriva ogni centimetro dell’isola…
Ci sono insomma tutti gli ingredienti affinché, prima che sia davvero troppo tardi, si rimetta mano all’attuale piano di assegnazione delle frequenze.
Due letture dal nostro blog:
Vergogna! (dedicato, anche questo e con tutto il cuore, a Radio Padania…)
