TUTTO TORNA
un film di
Enrico Pitzianti
musiche di
Gavino Murgia
Interpreti
Antonio Careddu Piero Marcialis Yonaiki Broch Montano Massimiliano Medda Regina Porcu
e con Pascal Zullino Nino Nonnis Maria Ignazia Camba Lea Gramsdorff Clara Murtas.
Cresciuto nel nord della Sardegna, il ventenne Massimo arriva a Cagliari per lavorare nel locale gestito dallo zio Giuseppe: insieme all’appartamento nel quartiere Marina, i due condividono ben presto i dissapori della convivenza quotidiana.
Massimo sogna una vita da scrittore e cerca di far pubblicare il suo primo romanzo: per lui, ironico e brillante, il capoluogo sardo è il primo contatto con una città moderna e multirazziale.
Qui scoprirà l’amore per una giovane danzatrice cubana e l’interesse per un cenacolo di artisti che, lavorando con materiali riciclati, hanno eletto a propria filosofia il tutto torna del titolo.
Ma ogni romanzo di formazione ha la sua linea d’ombra, e così Massimo è costretto a confrontarsi con la crisi delle proprie certezze:
le inquietudini di una società senza più regole, il crollo economico e morale dello zio, l’ambiguità degli inquilini (che donano al film un vivido sfondo da commedia sudamericana).
Fino al rocambolesco finale, quando Massimo affronterà un doloroso faccia a faccia con l’amore, e con una realtà che costringe a ripensare il presente,
i sogni, la vita.
PER MAGGIORI INFORMAZIONI www.tuttotorna.it
I rumors si sono rincorsi per un paio di giorni: si è parlato di ritiro, poi di un break per riposare. E poi l'annuncio ufficiale.
A soli 25 anni, la 'regina' Justine Henin ha deciso di abbandonare il tennis.
"È la fine di una bella avventura, ma è una cosa alla quale pensavo da molto tempo".
Con queste parole pronunciate in conferenza stampa, la numero uno del ranking mondiale ha confermato il suo ritiro dall'attività.
Lascia dopo aver vinto 7 titoli del Grande Slam e 41 tornei in totale.
Poi la scorsa settimana la tennista di Liegi è stata sconfitta al terzo turno del torneo Wta di Berlino dalla russa Dinara Safina nell'ultimo match della carriera.
La Henin lascia dopo 117 settimane trascorse al vertice del ranking Wta.
"Venti anni di passione, dieci anni nel circuito, dieci anni di vittorie, di sconfitte, di emozioni (...) grazie Justine e buona fortuna per le tue nuove avventure", si legge sul sito ufficiale della campionessa.
Quella della campionessa di Liegi è una storia fatta di tanti successi, ma anche di grandi drammi: all'età di 12 anni perde la mamma, Françoise, più tardi anche una sorella, Florence e l'anno scorso la separazione dal marito con cui era sposata da 5 anni.
Che qualcosa stesse cambiando lo si era intuito quando la Henin si era ritirata dagli Internazionali Bnl d'Italia in corso a Roma. Ma il circuito non si ferma neanche un secondo, neanche per salutare la più forte.
Dedicato a Lorenzo che di questa ragazza aveva scritto
“Quando in campo c’è una certa Justine Henin, una delle poche poetesse della racchetta rimaste nel circuito, nonché esempio di correttezza, classe e semplicità, è impossibile non ammirarne ogni singolo movimento.
La Henin non è bella, è bassissima ed esile rispetto alle giunoniche muscolosissime colleghe, non è appariscente, non indossa completi sportivi da sexy shop, ma incanta.
Ha da sola preso in mano la sua squadra, ha regalato sprazzi di classe indescrivibili nei due singolari giocati e vinti, e solo nel finale si è dovuta arrendere a un infortunio, l’ennesimo subito in carriera, che l’ha costretta al ritiro nella gara di doppio…”
Era settembre. In particolare, si festeggiava la vittoria della nazionale italiana di tennis femminile ai campionati del mondo a squadre: la Federation Cup.
Un titolo vinto proprio contro il Belgio della Henin, che in quella occasione si fece male e da allora, per la gravità del malanno, non aveva più giocato una sola partita.
Tant’è che, domenica, con la gioia incontenibile per la vittoria dei Masters ha dichiarato:
<<Fino a due settimane fa pensavo di non farcela, invece sono stata capace di giocare i Masters ad alto livello, pur non essendo ancora al 100%: cosa posso volere di più?>>.
Oggi questo post è un tributo a una giocatrice perseguitata dagli infortuni, ma pienamente riabilitata e ritrovata.
Una impresa sportiva che ha commosso l’ometto del Giramundo”.
Justine Henin è nata a Liegi, il 1 giugno 1982. Professionista dal 1999.
Ha vinto 7 titoli del Grande Slam ed è detentrice del titolo olimpico di Atene 2004.
Nascono da una osservazione ironica della realtà, i personaggi portati al successo dal duo Cossu e Zara, sardi (sulcitani) doc apprezzati in tutta l’isola e determinatissimi a portare oltremare i loro spaccati di autentica comicità.
Il nuovo spettacolo degli artisti di Sant’Antioco, Gabriele Cossu e Chicca Zara è un costante tutto esaurito: una no stop di risate per il pubblico che canta, balla, interagisce con i due cabarettisti.
A riscaldare l’ambiente lo sketch di Gabriele Cossu nelle vesti di Riccardo Scocciato, lo sfortunatissimo cantautore vittima dei plagi degli artisti famosi che, copiandone gli improbabili testi, arrivano inevitabilmente prima al traguardo delle classifiche.
E ancora l’accoppiata del Mago Dalì con la stralunata valletta China.
Una figura, quest’ultima, nata quasi per caso. <<Abbiamo acquistato il costume, poi è arrivata l’ispirazione per le battute e la caratterizzazione di questa ragazza che incespica sulla lingua italiana creando equivoci e situazioni buffe>>, ha raccontato Chicca Zara.
Un sodalizio artistico, il suo con Gabriele Zara che è lungo ben tredici anni.
<<L’avventura è nata in una piccola televisione privata di Sant’Antioco, ma l’esperienza vera e propria di Cossu e Zara è targata 2001>>, ha spiegato l’attrice.
Da qua anni di lavoro e affinamento dei personaggi che oggi sono un vero e proprio culto: la pornostar Martina Scopa, l’animatore Fiorenzo Figus, la coppia che, attraverso un abile gioco di trucco e movimenti, mostra le esasperazioni della dolcezza della fase dell’innamoramento e, subito dopo, l’effetto catastrofico della routine.
Una capacità di tradurre sul palcoscenico in pochi secondi i contrasti della lunga trasformazione del rapporto tra uomo e donna, che ha condotto il duo Cossu e Zara al terzo posto della ventitreesima edizione di “Bravo Grazie”, la Champions League del cabaret, il concorso che ha fatto da trampolino di lancio a Luciana Littizzetto.
Più che lecite le ambizioni e le speranze dei due attori di Sant’Antioco: <<Tenteremo di giocarci la carta Zelig, il laboratorio del cabaret televisivo sicuramente più apprezzato in Italia dal pubblico: la coppia che abbiamo proposto a Bravo Grazie, a Saint Vincent, e tanti altri personaggi del nostro repertorio non hanno una connotazione linguistica sarda, quindi sono accessibili a tutti>>, ha annunciato Gabriele Cossu. Tra le figure collaudate e idonee in questo senso, ci stanno tutti i vari Gigabyte, la parodia del rapper Fabri Fibra, e la rivisitazione della storia della musica italiana “Italian Graffitti”.
Ma, anche se il gran salto si farà, la parola d’ordine di Cossu e Zara è: <<Mai lasciare Sant’Antioco e la nostra terra>>. Una dichiarazione d’amore per il Sulcis e la Sardegna che è ricambiata dal pubblico del territorio, che apprezza e sente come un proprio patrimonio culturale il lavoro dei due cabarettisti.
Guarda i video
GRAZIE A M. CHE [ANCHE] PER EL GIRAMUNDO HA INTERVISTATO GABRIELE E CHICCA-COSSU E ZARA;
Un appartamento per sperimentare l´autonomia dopo il periodo critico di trattamento intensivo presso il centro di cura Francisci di Todi per i disturbi del comportamento alimentare.
E´ la recente novità – vi abitano da poco tempo due pazienti – messa a disposizione nella città umbra dall´Etab, Ente tuderte di assistenza e beneficenza.
Nel 2007 un accordo tra Etab e l´associazione "Mi fido di te" costituita dai genitori delle ragazze e ragazzi in trattamento a Todi ha portato a questo risultato: la disponibilità di uno dei più begli appartamenti della cittadina umbra, ubicato in località San Fortunato e dato in gestione all´associazione dei genitori.
Come succede sempre con pazienti anoressiche e bulimiche a Portogruaro con "La casa delle farfalle" e come si tende a fare per il recupero della reale autonomia in diversi casi di dipendenza o altre fragilità, nell´appartamento vengono svolte attività di supporto per pazienti che vengono alloggiate quando, dopo la cura intensiva nella struttura di palazzo Francisci, devono trascorrere periodi brevi di tempo – una o due settimane – per controlli e monitoraggi successivi al ricovero.
Ma la casa è pensata anche per i familiari delle ragazze: in particolare scelgono di alloggiarvi mamme e papà delle più piccole, di 11 e 12 anni.
Sono cinque i posti letto a disposizione, la cucina, lo spazio comune e c´è una grande terrazza.
Il tutto dentro alla città, con la possibilità di muoversi a piedi per qualsiasi spostamento.
Ad arredare la casa ci hanno pensato i genitori stessi, usando anche i mobili vecchi restaurati da figli e figlie nel corso di restauro che è uno dei laboratori di riabilitazione interni al centro di cura di palazzo Francisci.
"Si tratta di un ulteriore passaggio per le pazienti e i loro genitori verso una gestione riabilitativa meno ´sanitarizzata´ e più orientata verso il recupero delle funzioni sociali perdute" spiega Laura Dalla Ragione che dirige palazzo Francisci. All´appartamento è stato dato il nome di "Casa di Pandora", a ricordare il mito greco degli uomini afflitti da tanti mali ma in possesso della speranza.
Immagini di donne, giovani e giovanissime, con i volti devastati dalla paura, gli occhi sbarrati di orrore e poi sfuggenti. Corpi immobilizzati nei letti, fasciati da bende. Le mani, quasi sempre le mani, avvolte da garze…
Sono le immagini dure ma cristalline di "1, 2, 3…?", documentario realizzato dalla regista Alka Sadat negli ospedali afghani in cui sono ricoverate le donne, spesso giovanissime, che si danno fuoco per sfuggire alle continue violenze familiari.
Sono donne a cui è stato imposto di sposare uomini anziani o che sono state vendute a famiglie dove diventano praticamente delle schiave.
"Durante il regime dei Talebani, quando alle donne era proibito uscire, lavorare, studiare, ho passato gran parte del mio tempo chiusa in una stanza ad Herat, la mia città natale, leggendo libri trafugati che trattavano di cinema e maturando dentro di me il desiderio di esprimermi e raccontare le storie del mio Paese attraverso l'espressione visiva - dice Roya -. Tutto quello che so sulla regia l'ho imparato prima leggendo, e poi da autodidatta, contagiando mia sorella Alka".
Alka e Roya, 21 e 25 anni, sono già conosciute per la bravura e la tenacia con la quale stanno perseguendo il loro sogno: produrre e realizzare film e documentari sull'Afghanistan.
Roya, il cui nome significa sogno, si è recata a Kabul ed è entrata in contatto con vari cineasti riuscendo a realizzare il suo primo lungometraggio "Three Dots - Se Noughta" sulla realtà delle donne dei villaggi rurali.
"Non ci è possibile neanche acquistare l'attrezzatura basilare per poter lavorare nel campo cinematografico. Per realizzare i film e i documentari siamo costrette ad affittare videocamere, luci e microfoni con grande dispendio di denaro e pause di produzione forzate".
Il loro obiettivo è produrre documentari e film che raccontino "la vita di donne e giovani che vengono obbligate a sposarsi o la situazione dei bambini durante la guerra, per far conoscere al mondo la vita delle donne in Afghanistan e le violenze che ancora sono costrette a subire".
TANTA FORZA E CORAGGIO DEVONO ESSERE SOSTENUTI.
QUESTE POTENZIALITÀ E TALENTI FEMMINILI DEVONO ESSERE VALORIZZATI E INCORAGGIATI !
Possiamo collaborare con le associazioni interessate a sostenere il progetto attraverso iniziative pubbliche organizzando insieme la proiezione del documentario "1, 2, 3…?". Per informazioni mail a redazione@noidonne.org - cell 334 9345068.
E' possibile ascoltare direttamente la testimonianza di Roya e Alka collegandosi a Arcoiris Tv